LAVORI
Il maestro Giancarlo Boselli
Un grande scultore padano
di Marilena Buganza
Penso che artisti si nasca e ritengo che Giancarlo Boselli avesse la scultura impressa nel DNA. Quindi l'Istituto d'Arte di Castelmassa (RO) ha solo plasmato la sua vocazione, gli ha dato consapevolezza anche culturale. E' stato il primo banco di prova della sua abilità, specie nella sezione dei metalli dove si è specializzato nell'opera cesellatoria e di battitura soprattutto su rame, ottone, ferro.
L'arte, come dicevamo, non ha dovuto aspettarlo impaziente sulla soglia della sua maturità, non ha dovuto perdonarlo perché non l'ha voluta protagonista di tutta la sua vita. Ma gelosa ha continuato a chiamarlo, a stuzzicarlo nei suoi ritagli di tempo tra lavori di cesello e sbalzo, nostalgie di storie e valori da raccontare, premi e committenze divenuti via via sempre più importanti.
Oggi possiamo dire che le sue sculture, vere meraviglie alle quali Boselli è più affezionato rispetto alle opere di cesellatura, non sono seconde a queste. Lo affermiamo in quanto l'artista nasce come cesellatore: nel lontano '52 infatti inizia a imprimere, a ascrivere con bulini, ceselli e punteruoli, martelli diversi, la sua creatività inesauribile, con forza e innato senso poetico sul metallo, che - voglio ricordarlo - è battuto solo per i contorni sul lato positivo, ma colpito e percosso all'80% dal lato negativo.
Ebbene quel metallo dà vita e plasticità alla sua mano altrettanto felice nel disegnare il soggetto. Si, perché il disegno è il canovaccio, la volontà di giungere a una rivelazione quindi il maestro padano lo rende virtuoso e già in grado di risolvere i problemi da cui dipende la logica della soluzione finale, in quanto il bozzetto è il vero tramite tra il piano dell'esperienza sensoria e quello del pensiero.
Negli anni '90 adotta anche un nuovo idioma artistico, un nuovo filone che ha come diktat il modellare, l'impastare. Stavolta la creta lo porta alla scultura, disciplina che lo rimanda alle sue origini. Egli usa il procedimento tecnico relativo alla scultura in metallo, ossia la fusione. Si avvale della tecnica della cera persa, che implica il rivestimento di un modello eseguito in materiale refrattario. Scaldando il rivestimento a 6500 in fonderia, la cera cola dai fori liberando una sottile intercapedine tra le due masse di terra, in cui viene fatto colare il metallo fuso, il quale raffreddandosi, genera la statua.
Per la scultura in metallo l'artista usa anche la tecnica dello sbalzo, dove il metallo - precedentemente laminato - è lavorato a freddo su un panno di piombo o di pece arabica o di cera d'api con il corno di bue, rigorosamente di razza chianina, tecnica che lui pratica ancora in via esclusiva in Italia e che l'ha fatto rimbalzare agli onori della cronaca nazionale con la trasmissione "Geo & Geo", noto format culturale di Rai3.
È difficile riassumere tre decenni di tanto peregrinare per la Penisola e all'estero tra retrospettive, lezioni, conferenze, premi e riconoscimenti - molte sue opere sono entrate in importanti collezioni private e pubbliche dall'Austria alla Francia, all'Inghilterra, dall'Olanda al Giappone e vantano la chiosa critica di personaggi del calibro di Ganso Gabrosky, Giorgio Celli, Sgarbi, Casadei e di docenti universitari addetti ai lavori e di illustri colleghi.
Questi decenni danno la summa della fecondità e dello spessore artistico raggiunto da Boselli e scrivono ancora oggi una grande pagina della storia dell'arte, sempre governata da una spiritualità controlllata, profonda e orgogliosamente padana. Il nostro scultore nel con tempo ci ammonisce, alla maniera di Pasternak, che nell'arte così come nella vita occorre "sempre lanciarsi in avanti, verso qualcosa di superiore, verso la perfezione, lanciarsi e cercare di arrivarci".